CRITICHE

             
       

STATO DI COSCIENZA

anno 2015

 

Critica e Pensiero:

Prof. Vincenzo Abati

Teorico dell'Arte e già Docente all'Accademia di Belle Arti di Lecce

 

In “STATO DI COSCIENZA”, Christian Montagna si pone come solingo spettatore che assiste allo svolgersi del reale, inteso come un mondo estraneo che lo lascia indifferente. Ne consegue che la pittura è il suo cuore, la sua carne messa a nudo, il dono di sé stesso. Nessun’altra spiegazione è possibile; non c’è suono, né rumori emozionali; nelle sue tele c’è solo silenzio e solitudine. Ne nasce un atteggiamento pittorico in cui Christian spera di trovare quel barlume di religiosità che lo appaghi in godimenti di pace e di riposo. Così l’Arte diventa sentimento religioso e lo diventa per il modo con cui il vedutismo urbano delle sue tele si pone come catarsi terrena verso un cielo piatto e senza sole. Che significa tutto ciò? Se per tanti la Pittura di veduta è un genere, per lui è un mezzo necessario per partecipare alla vita che lo esclude e il modo di inserirsi nel mondo allo scopo di capire gli altri e di farsi capire. E di fronte a tale convinzione, Christian dipinge; dipinge spazi di città senz’anima che subito diventano gli spazi più intimi del suo “io”, e sarà forse per questo che certamente non si riesce a scorgere il benché minimo accenno alla presenza umana. Tutto è “bagnato” da un senso di penetrante amarezza che l’artista avverte nell’osservare e capire l’esistenza di sé e meno, forse, quelle degli altri. Un disegno che, scandito dalle verticali delle torri e dai registri orizzontali dei piani, incarna il mistero che aleggia nello spazio di un arido cielo. Cos’è allora a conferire all’immagine il senso misterioso di quella architettura palaziale? Proprio la semplicità e l’immediatezza dell’immagine stessa e poi del colore, anzi della luce-colore, qui particolarmente morbida e persuasiva che illumina e riscalda i toni cupi e quelli sulfurei dell’intero impianto compositivo. Cieli di color senape, macchiati da squarci madreperlati o da sferzate di rosa antico, ne esaltano il lato romantico delle vedute in cui la materia del colore, che trascorre dal nero bituminoso al giallo ocra, conferisce al quadro una corposità reale e insieme sfocata che riesce a trasformare il soggetto in un’immagine personale e poetica. In questa sintassi pittorica ritroviamo, dunque, il suo misticismo, la carica di una fede ingenua, lo slancio di chi sente il bisogno di essere solo, di fuggire dagli altri, dal chiasso della folla, proponendo così vedute in cui si ascolta soltanto il palpito del suo cuore solitario. Silenziosi scenari che traspaiono e si sviluppano attraverso tagli di luce dal richiamo metafisico; ed è proprio la luce, quella della sua anima, che illumina il mistero del cosmo e che, riferendosi chiaramente al reale, si atteggia in forme e cromie che caratterizzano il suo stilema artistico. I suoi quadri sono atemporali, sganciati da ogni limitazione, aperti alla comunicazione, ed è nella comunicazione che si attua l’azione sociale della sua arte, perché di fronte al quadro lo spettatore è libero di identificarsi, di commuoversi, libero di vivere all’interno di un dramma che si propone e si rinnova senza speranze liberatrici. Posso quindi concludere che le opere del ciclo “Stato di Coscienza” non sono più il frutto di una meditazione, quanto piuttosto il prodotto di un artista che, oramai maturo, va dritto per la sua strada.

 

Novembre 2015

       

ERESIA - i dipinti

anno 2011

 

Critica e Pensiero:

Francesco Fonte - Musicista | Compositore

 

Ammiro la grandezza e l'importanza delle tue opere. La tua Arte è Luce di verità. Inestimabile.

Dicembre 2011                                                                                                                                                              

                                                                                                                                          Critica e Pensiero:

Daniele "Argento" Orzati - Musicista | Compositore

 

I tuoi lavori sono dirompenti, ebbri, sono l'apeiron. Per "ERESIA" hai lasciato ancora più libertà al tuo "daimon". E' tutto immediato e meno mediato. Mi piacerebbe vederli dal vivo.

Maggio 2011

 

Critica e Pensiero:

 

Peter Andersson - RAISON D'ÊTRE - Compositore

 

 

I dipinti  di "ERESIA" sono meravigliosi. Potente come sempre.

 

Luglio 2011

 

 

 


 

 

 

ERESIA - il video

anno 2011

 

Critica e Pensiero:

Peter Andersson - RAISON D'ÊTRE - Compositore

 

Il video è ben fatto. E' fantastico vederti dipingere in questa vecchia fabbrica perché l'atmosfera è sorprendente. Le telecamere catturano bene i momenti durante il processo pittorico e l'interazione con l'ambiente abbandonato, decadente e desolato è assolutamente perfetto. Adoro quei momenti in cui la camera da rilievo a tutti i primi piani, alle inquadrature sfocate e affilate. Mi è piaciuto molto il macro sulle formiche. Inserirò il tuo video nel mio canale di youtube.

Maggio 2011

 

Critica e Pensiero:

 

Daniele "Argento" Orzati - Musicista | Compositore

 

 

Il video è un gran bel lavoro. E' molto forte il concetto di materia in rovina. La musica criprica contrasta la solarità delle riprese diurne. Sento anche l'energia non del tutto sopita della tua terra.

 

Giugno 2011

 

 

 


 

 

 

IN ASSENZA DI LUCE

anno 2010

 

 

Critica e Pensiero:

 

Prof. Vincenzo Abati

Teorico dell'Arte e già Docente all'Accademia di Belle Arti di Lecce

 

 

La Mostra s’Intitola “IN ASSENZA DI LUCE”.

Eppure a leggere la sua sintassi pittorica non mi pare sia così.

Non c’è una sola opera che non sia un lampo di luce, sia materica che spirituale, sono vampate luminose di giallo, di bianco e di nero che investono l’osservatore e lo coinvolgono nel turbine cromatico senza che egli se ne accorga.

Allora mi chiedo: a quale assenza di luce si riferisce?

Non certamente a quella luce aggressiva che “bagna” i suoi quadri. No certamente!

Bensì a quella luce che manca in ognuno di noi!

Il nostro spirito, fiaccato dall’angoscia quotidiana, frustrato dagli insulti mediatici e dal viver caotico e nevrastenico, non ci consente una veduta chiara, limpida, innocente delle cose e dell’ambiente in cui siamo ed esistiamo.

Partendo da questo presupposto di valenza nichilista, Christian Montagna realizza il suo scenario artistico facendo emergere, quasi come ombre spettrali, immagini di un’architettura disossata  che sembra galleggiare su abissi di profondità e di verticalità.

Immagini che, libere da schemi accademici o precostituiti, annientano la collocazione scenografica della prospettiva a favore di quella che a me piace definire sintesi totale di ESSERE – SPAZIO – TEMPO.

Tutta l’opera di Montagna è tesa nello sforzo di “comunicare” e nasce da uno spirito inquieto che guarda e si domanda su tutto,  da ciò deriva la sua intenzione di portare gli altri ad indagare nel profondo del proprio io.

L’Artista addita ad una pittura di profonda ricerca, la cui macchia raggiunge in modo pregevole i limiti dell’Informale. I tracciati d’impianto e la tonalità dei colori sono alimentati da una sentita drammaticità e il materico della pastosità compositiva preferisce l’arido al tessuto liscio dello stilizzato.

E’ questa una riprova della esistenza di una tensione critica della quale Christian si sente creativamente coinvolto per stimoli di coscienza e sente la necessità a trattare e perseguire il tema di un non mai appagato dolore in cui lo spirito creativo si esprime in tutta la sua libertà.

Non è però esatto definire la sua arte: Informale, in realtà dell’Informale gli piacciono gli aspetti più sovversivi e anticonvenzionali, quelli che stimolano le contraddizioni, quelli, insomma, che lo portano a dialogare e a volte urlare con il proprio inconscio.

Il Pittore sa che concretamente non esistono dei punti di riferimento a cui appoggiarsi, poiché tutto ci è ignoto, poiché la condizione umana è predestinata a vivere l’infelicità, e lo sarà sempre fino a quando l’uomo continuerà a considerare reale ciò che invece è solo una pura convenzione.

Questo, a mio giudizio, intende l’artista con le parole “In Assenza di Luce”.

Non sono realtà le visioni dello spazio urbano, bensì allusioni convenzionali, velate dall’inganno del nostro percepire. Quegli scheletri edilizi che galleggiano sulla tastiera cromatica del giallo, del nero e del bianco, altro non sono che distorsioni dell’umano sentire.

Alla schiettezza dei ritmi, alla chiarezza figurale si sostituisce lo spappolamento del colore, si sostituisce un veder lì suo sconcertante che rimanda ai moti inquieti dell’animo aggredito dalla tempesta nevrotica della civiltà dei consumi.

Il vero protagonista dell’intera opera è il GIALLO, colore che evoca a volte torpore, a volte passione, a volte silenzi, ma che comunque è quella spiccata nota timbrica che imbratta le strutture architettoniche, che s’ingorga negli interspazi, che cola, come sangue, sulle figure spaziali, vestite di nero.

Scrissi di lui, e lo confermo in questa sede che Christian Montagna rivela uno stile pittorico personalissimo, che si affida solo all’istinto e al godimento di fissare nel gesto ciò che più emoziona l’osservatore.

Il suo messaggio si cristallizza in immagini che trascendono il reale e sublimano il connubio etico

dell’arte con la realtà.

Un messaggio che sa essere tanto parlante quanto inesauribile nella sua fonte creativa che scava continuamente nell’inconscio alla ricerca di quel Quid che possa rischiarare il cammino della VERITA’.

 

Dicembre 2010

 

Critica e Pensiero:

 

Pompea Vergaro - Scrittrice, Giornalista, Critico d' Arte

 

 

L’Opera "IN ASSENZA DI LUCE" di Christian Montagna acquista una forma tridimensionale grazie agli equilibri tra i materiali e le essenze di luce, non delle assenze, come suggerisce l’artista. Egli ci vuole sviare non per ingannarci, ma per dirci che la strada è qui davanti ai nostri occhi anche se spesso non riusciamo a intravederla. Dobbiamo risollevarci per emergere, occorre sorgere dal buio per incontrare la luce. Egli utilizza materiali di riciclo, legno, tessuto, pannelli, perché la salvezza è nel microcosmo. Dove convivono istintività, pregnanza, irruenza e luce tanta tanta luce.

Essenza fluttuante che giunge dal celato mondo poetico dell’artista alla ricerca di quei bagliori esplosivi che finge di non percepire, perché tutto sommato sa che la strada della ricerca è inesauribile e in continua trasformazione. Abile e raffinato il pennello nei gesti cromatici precisi e tenebrosi nel medesimo istante, ma non nel medesimo luogo, conferendo una pittura cristallina e luminosa, compenetrata, allo stesso tempo, da oscure esperienze che dal microcosmo anelano di raggiungere il macrocosmo.

 

Gennaio 2011

 

 

Critica e Pensiero:

 

Pompea Vergaro - Scrittrice, Giornalista, Critico d' Arte

 

“Sogna perché il sonno ti può dare quello che il giorno non ti potrà dare mai" - Jim Morrison   


Comincia dal buio il viaggio artistico di Christian Montagna, dal primo luogo oscuro dell’esistere: il grembo materno, alla costante ricerca per raggiungere la luce. Considerata la giovane età si concepisce chiaramente che egli vive intensamente e profondamente le proprie emozioni, proiettando tutto in se stesso, senza quasi mai alzare lo sguardo al mondo, forse così poco rassicurante.
O forse perché la realtà è troppo straniera  alla sua entità d’ uomo e artista?
Sì, perché queste essenze duali e contraddittorie, che profondamente e orgogliosamente gli appartengono, non si sa quando si incontreranno per unirsi.
I gesti pittorici che l’artista imprime sono combinati e armoniosamente segnati da paesaggi irreali che lo spettatore non incontra nel reale, li riconosce, semplicemente perché fanno parte dell’ immaginario.
Anche l’artista per il momento li vive solo sul pennello, perché è il presente che conta. Il passato è nebuloso e il futuro non esiste. Così  nella ricerca  di se stesso dipinge paesaggi come miraggi in monocromi apparenti, dove lo spazio non permette di essere attraversato.
Una peculiarità lo contraddistingue, perché ogni opera non vive da sola, ma fa parte di “un gruppo di opere”, perché  come egli stesso afferma: “dipingere è fare un viaggio”, che  non è mai breve.
Nel bianco e nero delle prime creazioni che l’artista definisce “vecchia produzione”, c’è un distacco tra luce e buio, niente ombre, tutto è distinto e netto. Qui non si conoscono vie di mezzo.
La sua è una pittura spiraglio, una  finestra dalla quale si può intravedere che c’è possibilità di salvezza, che esiste un altro luogo che occorre conoscere.
La strada, inevitabilmente, è lunga, egli lo sa,  ma non ha fretta.
Costante è la presenza dell’acqua che ora è laguna, ora mare oscuro a rappresentare la profondità dell’essere che non è mai trasparenza, anche se in “Trance”, del 2007, si coglie una sorta di chiarore nei blu e negli azzurri, simbolo della spiritualità per eccellenza.
La ricerca artistica di Christian Montagna si traduce in opere raffinate ricche di forza espressiva, e chi si sofferma a guardarle deve porsi delle domande per trovare una possibile traccia, una ipotesi di salvezza che l’artista forse, inconsapevolmente, propone, ma che non svela, sempre  in “Trance” e anche in “Sunset” del 2009.
O è tutto un inganno? Siamo sicuri che egli abbia delle risposte o che invece ci confonde, perché è egli stesso confuso?     E quella luce che lui ogni tanto svela e concede non potrebbero essere solo i suoi sogni? E la realtà è tutta un’altra cosa? Ma questa è la meraviglia della sua produzione pittorica: egli scatena delle domande. E questo è l’unico compito dell’artista.
Nell’ultima produzione “In Assenza di  luce”, del 2010, ombre e luci sono indistinti, solo alcuni tratteggi cromatici  abbozzano quella luminosità, quasi prorompente e sorprendente, cui anela l’artista.
Intanto sostando accanto alle opere sorge spontanea un’ altra domanda: come mai tanta assenza e aspirazione per quella luce e colori che la sua terra d’origine possiede ed elargisce in gran quantità?
Perché Christian Montagna è nato nel Salento, vive e  dipinge a Lecce dopo essersi laureato all’Accademia di Belle Arti della città barocca e aver trascorso solo un breve periodo pittorico nel Nord Italia.
Ma si intuisce chiaramente che nei colori della sua terra ancora non trova quella  luce che tanto desidera, anche se, probabilmente, è proprio lì che andrà a cercarla. Intanto la sua ricerca continua...

Maggio 2011

 


 

 

 

SUITE OF SUNSET

anno 2009

 

 

Critica e Pensiero:

 

Prof. Vincenzo Abati

Teorico dell'Arte e già Docente all'Accademia di Belle Arti di Lecce

 

 

Lucio Fontana, uno dei maggiori esponenti dell'Informale italiano, nel “Manifesto Blanco” del 1946 affermava: “L'Arte muore in quanto materia e tecnica, ma è eterna in quanto gesto artistico”.

A mio giudizio l'affermazione di Fontana è propositiva e significante al progetto creativo di Cristian Montagna, poichè al di là del merito di una certa tempestività nell'assumere indicazioni di carattere informale, il suo gesto artistico è fedele ai moti dell'animo, al coinvolgimento dello spirito che, oltre ad essere semplice espressione del sentimento, evidenzia tensione evocativa tesa a cogliere, attraverso il potere percettivo di vibrazioni cromatiche, il tratto epico degli ambienti e degli spazi interpretati con poesia meditativa, frutto di un attento studio gestuale.

Ed è quì il senso “eternale” della sua arte pittorica, un'arte che conferisce ai suoi lavori un'immediatezza di percezione che interpreta l'assenza degli oggetti e del loro interagire con le forme della natura. Il suo è un'Informale che si tende al figurativo ma che poi si distacca per diventare primordialità espressiva con la quale è facile perdersi nei toni e nelle sfumature dei suoi paesaggi, che “astratti” dalla realtà vera, diventano un posto dell'anima, di un'anima universale che solo chi manca della giusta sensibilità non riesce a penetrare.

Le opere di Christian Montagna nella serie di “Suite of Sunset” non nascono per essere moto espressivo interiore ma per il bisogno di evadere e di comunicare con il mondo esterno in maniera completamente istintiva.

Ed è proprio in questa logica che s'imposta la sintassi pittorica dell'Arte Informale.

Montagna, insomma, rivela uno stile personalissimo che si affida solo all'istinto e al piacere di fissare nel gesto ciò che più emoziona l'occhio dell'osservatore.

Il suo messaggio si cristallizza in un magico ventaglio di immagini che trascendono il reale e sublimano il connubio etico dell'arte con la realtà.

Colori avvampati da una forte cromia e associati fra loro da uno slancio intimistico di grosso spessore emotivo conferiscono all'opera un coinvolgimento aggressivo per il quale l'osservatore, pur non comprendendo, ne intuisce il valore simbolico e la vigorosa struttura compositiva.

Ne consegue un risultato pittorico tra unità poetica e ritmo musicale che nell'immagine rivela un rapporto autentico e meditato con le più vere dimensioni effettive della realtà e dell' esistenza.

 

Novembre 2009

 

 

 


 

 

 

ALTRE BREVI CRITICHE

 

 

 

Mi piace la tua Arte. Impressionante.

Make Pesonen / KARJALAN SISSIT - Musicista

Mi piacciono molto quei colori, in particolare l'intensità del giallo e le "forme astratte" che sono quasi visibili, o meglio le sfocature. La resa è molto oscura, suggestiva e sembra che i dipinti siano delle domande che stiano per essere rivelate.

Peter Andersson / RAISON D'ÊTRE and Side Projects - Compositore

Mi è piaciuto molto lo stile dei tuoi quadri, sono fratturati con schemi ripetitivi. Mi piace l'arte astratta come questa.

Simon / ATRIUM CARCERI - Compositore

Stavo guardando i tuoi quadri. Mi piace molto la tua Arte.

Peter Bjargo / ARCANA, SOPHIA, KARJALAN SISSIT - Musicista | Compositore

Arte Fantastica.

Marco Kehren / NIHIL NOVI SUB SOLE - Musicista | Compositore

Mi piacciono i tuoi dipinti. Visioni apocalittiche.

Lina / DEUTSCH NEPAL - Compositore

Il tuo dipinto scelto da Peter Andersson per la copertina del suo album "Music For Film and Exhibition II" piace molto anche a me e trovo si adatti molto bene alla sua musica.

Rodolfo / OLD EUROPA CAFE - Discografico

I tuoi lavori sono decisamente interessanti.

SVART1 - Compositore